Quanta ipocrisia in questi giorni ..

25 12 2016

falsita_b-23

… infatti, non so voi ma io in questi giorni vedo a 365° una quantità stratosferica di ipocrisia e falsità su moltissime persone che mi circondano, dall’ ambiente lavorativo a quello familiare , da quello dei vari circoli o ambienti di svago a quello di tutti i giorni.

Non c’è la faccio, non è da me! Fare gli auguri ad una persona che ti sta sul cazzo è incomprensibile!! ….. è vero siamo a Natale quindi tutti più buoni….  ma se uno ti sta sul cazzo ti sta sul cazzo e basta no che per 360 giorni all’anno si e 5 NO!

“Il vero sta con tutto.

Il falso con tutti”

  • La gente falsa non parla, insinua. Non conversa, spettegola. Non elogia, adula. Non desidera, brama. Non chiede, esige. Non sorride, mostra i denti. La gente falsa è povera di spirito, poiché non cammina, striscia nella vita, sabotando la felicità altrui. La gente falsa ignora la bellezza e la nobiltà d’animo perché non ama, e così finisce per non vivere, esiste appena…




Infostrada dimentica i vecchi utenti

27 09 2014

Nella lotta per accaparrarsi nuovi utenti spesso i gestori di compagnia telefonica, in gergo chiamati ISP (Internet Service Provider), proponendo promozioni stuzzicanti e allettanti per i nuovi utenti, i vecchi utenti vengono dimenticati e messi nel oblio! Se non bastasse qualora ci fossero problemi questi vengono presi a pesci in faccia! Infostrada in questo ultimamente sta prendendo il premio per il peggior servizio post vendita.

Questo e quello che mi è capitato a me dopo molti anni di ADSL con la Wind/Infostrada! Pochi giorni fa notavo una connessione ADSL molto lenta e a singhiozzo tanto da contattare il servizio assistenza 159, il primo operatore non sapendo cosa dire me ne passa un altro e poi un altro e poi un’altro e poi ancora uno … alla fine l’ultimo mi chiude il telefono in faccia oltretutto molto infastidito!!!

Scusate ma oltre a pagare e non avere il servizio almeno ascoltate il mio problema!!!

Dopo aver segnalato il disagio e l’accaduto su un noto social network chiamato “f” e non dico altro veniamo contattati, stranamente 😉 dal servizio clienti chiedendomi di fare delle prove “INUTILI” per verificare se il problema fosse dovuto alla linea ADSL o meno.

Preciso che il filtro ADSL è una bobina ed un condensatore fatto solo per filtrare il ronzio della portante ADSL sul telefono!! Non influisce minimamente sul modem e non influisce minimamente sul funzionamento della connettività ADSL! Lo SPEED TEST che ti fanno fare e un palliativo inutile, visto che esistono programmi dedicati per fare questo e non è detto che tutti li sappiano usare visto che sono software particolari dedicati a tecnici del settore, risultato tutto apposto!!?!!

Io sono un TECNICO e posseggo questi software per LAVORO e dopo chiarito con il call center questi continuavano a ignorare la mia conoscenza e mantenendo una linea negativa, non aprivano una pratica per verificare se realmente esisteva il problema.

Ad oggi il problema persiste tanto da farmi decidere di cambiare operatore.

Non è neanche polpa delle povere operatrici che rispondono al telefono, in quanto Tecnici non sono, ma se le aziende farebbero un piccolo corso su come funziona la connettività tanti problemi si risolverebbero molto velocemente.

Wind/Infostrada mi hai deluso molto, credevo molto nei tuoi servizi ma dopo quasi 10 anni mi devo ricredere.

CAMBIO OPERATORE E SE POSSO FARò UNA POBBLICITà NEGATIVISSIMA!!

Bay bay Infostrada!!





The Starfuckerz – Twisted Voices ( Original Mix ) Out now on Mjuzieek Digital

18 01 2014

The Starfuckerz – Twisted Voices ( Original Mix ) Out now on Mjuzieek Digital





Un triestino contro l’Italia: un esempio per tutti noi

17 01 2014

L’8 gennaio 2014, si è svolta una nuova udienza del processo “storico” in cui ho sollevato il difetto di giurisdizione. “Storico” perché si tratta del primo processo in cui un cittadino di Trieste disconosceva il potere di un giudice dello Stato italiano a giudicarlo nella Zona A del Territorio Libero di Trieste con le leggi della Repubblica Italiana.

Accadeva il 14 dicembre del 2011, alla prima udienza del processo in cui avveniva anche la prima ricusazione del giudice che aveva rigettato immotivatamente l’eccezione sul difetto di giurisdizione e senza sentenza.

Il 13 marzo 2013, dopo che la Cassazione aveva respinto pure immotivatamente la mia impugnazione del rigetto della ricusazione del giudice decisa dalla Corte di Appello di Trieste, il processo ricominciava da capo con lo stesso giudice (Paolo Vascotto).

Ripresentavo nuovamente l’eccezione sul difetto di giurisdizione che veniva anche questa volta respinta senza motivazioni e senza l’obbligatoria sentenza (ai sensi dell’art. 20 del codice di procedura penale), e quindi ricusavo nuovamente il giudice. Nuovo stop del processo con ricorso fino alla Cassazione e quindi, dopo l’immancabile rigetto, nuova ripartenza nello stesso tribunale di Trieste il 25 settembre, ma questa volta con un nuovo giudice.

Si era verificato infatti che il giudice Paolo Vascotto dopo essere stato da me ricusato due volte, in un altro processo dove io – quale parte offesa – avevo sollevato la stessa eccezione giurisdizionale, ne aveva avviato per la prima volta la valutazione effettiva facendo tradurre la versione originale inglese del Memorandum di Intesa di Londra del 1954. Una decisione importante quella del giudice Vascotto. Che creava le prime crepe nel muro difensivo eretto dallo Stato italiano sulla questione Trieste.

Dopo avere autorizzato la traduzione asseverata del Memorandum di Londra, che da quel momento diventava prova sullo status giuridico attuale di Trieste, il giudice Vascotto veniva trasferito e i suoi procedimenti rilevati da altro giudice.

E così il 25 settembre il processo tentava di decollare. Ma anche per il nuovo giudice l’ostacolo da superare era sempre lo stesso. Ripresentavo assieme al coimputato Paolo G. Parovel, direttore del giornale La Voce di Trieste, una nuova eccezione sul difetto di giurisdizione, preceduta peraltro dalla richiesta di rimessione del processo ad altra sede, vista l’incompatibilità ambientale emersa negli ultimi mesi. Ovvero da quando il presidente del tribunale penale Filippo Gulotta si era scagliato pubblicamente contro i cittadini di Trieste che si appellano al trattato di pace riconoscendosi nel Movimento Trieste Libera.

E siccome in appoggio alle dichiarazioni del presidente del tribunale era intervenuta la stessa Associazione Nazionale Magistrati, senza alcuna dissociazione, era da ritenersi che tale situazione di incompatibilità investisse in toto l’autorità giudiziaria italiana. Il processo veniva nuovamente sospeso e gli atti trasmessi alla Cassazione competente a decidere sull’incompatibilità ambientale sollevata.

E visto che la Cassazione non si è ancora espressa anche l’udienza dell’8 gennaio è stata di semplice rinvio, questa volta al 9 aprile. Dopo due anni quindi il processo non è ancora iniziato. Nonostante le pressioni intimidatorie fatte di salate sanzioni ad ogni mia ricusazione del giudice e ad ogni passaggio in Cassazione io non ho mai ceduto, chiedendo a norma di legge che l’autorità giudiziaria italiana dimostrasse di avere giurisdizione sulla Zona A del Territorio Libero di Trieste.

E in due anni, dalla Cassazione, al Ministero di Giustizia, ai tribunali interessati, nessuno è riuscito a dimostrarla questa sovranità persa con l’entrata in vigore del Trattato di Pace il 15 settembre del 1947. E mai riacquisita.

Ecco perché è importante questo processo. E’ stata la scintilla che ha permesso di innescare quella rivoluzione della legalità in corso a Trieste. E’ stata la dimostrazione di come un singolo cittadino con la forza delle sue convinzioni e del diritto può opporsi agli apparati della super burocrazia di uno Stato potente. Un granello di sabbia nella macchina ben oliata dell’ingiustizia distribuita di un sistema di potere imperfetto. Un granello di sabbia che però è anche quell’antimateria carica di energia positiva da cui può partire la reazione a catena.





Piattaforma PORTO 2014 Trieste

28 11 2013

In seguito ad un crescendo durato due anni di attiva consapevolezza da parte dell’opinione pubblica a proposito dell’importanza centra- le del Porto Libero Internazionale per la prosperità – o meno – di Trieste, si è reso necessario stilare un programma preciso, pratico e legale a riguardo.

Scarica documento “Piattaforma PORTO 2014″

Il documento che Trieste Libera propone, sviluppato assieme a degli esperti di portualità, ha lo scopo di fornire (a tutti gli stakeholder) le condizioni essenziali su obiettivi doverosamente praticabili, mettendo in risalto le macroscopiche inadempienze della repubblica italiana, anche alla luce del suo stesso ordinamento interno e dei suoi obblighi internazionali derivanti dall’Allegato VIII.

Chiunque abbia a cuore lo sviluppo ed il futuro di Trieste, al di là di qualsiasi contrapposizione ideologica, non potrà non trovarsi d’accordo con questi punti.
Dev’essere, quindi, aperta con urgenza una costruttiva discussione cittadina su questi argomenti concreti.

Abbiamo oggi la possibilità di invertire una parabola discendente.
Facciamolo.

Il 2014 dovrà necessariamente essere un anno fondamentale per il Porto di Trieste.





Trieste, città nazione!

28 11 2013

volantino-x-8-dicembre





30 settembre: l’indipendenza di Trieste e l’Austria dal 1382 al 1918 e dopo il 1947

2 10 2013

Un ciclo geoeconomico e politico che si rinnova

di 

Il 30 settembre, una settimana dopo l’equinozio d’autunno, è dal 1382 l’anniversario dell’atto di dedizione spontanea con cui la piccola città indipendente di Trieste si affidò a Casa d’Austria, rappresentata allora dal duca Leopoldo III d’Absburgo, per restare libera invece di diventare una colonia di Venezia come le altre cittadine costiere dell’Adriatico nordorientale.

Iniziava così, 110 anni prima della scoperta delle Americhe, il legame volontario fra Trieste e l’Austria che durò 536 anni, sino al novembre 1918, garantendo per oltre mezzo millennio alla città la sua indipendenza, con la dignità di Paese membro dell’Impero, attraverso il legame personale diretto con il sovrano. Che ebbe perciò il titolo autonomo di Signore di Trieste e vi si faceva rappresentare da luogotenente speciale posto accanto al libero parlamento della città nel pieno rispetto delle sue libertà e costituzioni.

Quel legame spontaneo ha consentito l’integrazione politica della libera città-porto più settentrionale del Mediterraneo con il suo retroterra naturale mitteleuropeo, che le ha portato nei secoli il massimo del benessere e dello sviluppo culturale e materiale nella pluralità feconda delle lingue, delle religioni e delle scienze attraverso gli studi, la navigazione, l’industria ed i commerci del suo porto franco con tutto il mondo.

Non fu per caso che nel 1797 venne aperto in questa libera Philadephia d’Europa anche il secondo consolato continentale degli Stati Uniti d’America dopo la loro proclamazione d’indipendenza, e se l’Austria protettrice di Trieste era anche l’unico grande Paese europeo che si rifiutò fermamente di diventare una potenza coloniale.

Il legame così naturale e fecondo di Trieste con il suo retroterra potè essere spezzato solo con le armi, e nonostante strenua resistenza della maggioranza dei triestini, dagli esiti devastanti della tragica prima guerra mondiale 1914-18 con la quale iniziava il ciclo di degradazione e dissoluzione della civiltà europea nei nazionalismi, nei razzismi, nelle ideologie totalitarie, negli stermini e nelle nuove guerre del Novecento. Ai quali si può porre vero rimedio e fine solo costruendo una nuova Europa plurinazionale, come dovrebbe ammonire l’imminente centenario del 1914.

Ma quei 536 anni di indipendenza giuridica e pratica di Trieste con (e non ‘sotto’) l’Austria sono stati interrotti soltanto dai disgraziati 25 anni, tra il novembre 1918 ed il settembre 1943, della rozza e violenta occupazione coloniale nazionalista e razzista da parte del Regno d’Italia e del suo regime fascista, surrogati tra il settembre 1943 ed il maggio 1945 dai loro alleati nazisti.

Solo 27 anni in tutto, che sono stati però fatti sembrare secoli cancellando ufficialmente la memoria storica vera di Trieste per sostituirla con propagande nazionaliste grossolane e grottesche, rinnovate dal dopoguerra ad oggi e spacciate contemporaneamente al popolo italiano per condizionarlo anche su questa vicenda.

Dopo quella parentesi breve ma pesantissima, l’indipendenza della città-porto di Trieste è stata perciò correttamente ripristinata nel nuovo contesto mondiale dalle Potenze Alleate ed associate vincitrici costituendola con il vigente Trattato di Pace del 1947 in Free Territory – Territorio Libero – Svobodno ozemlje, quale nuovo Stato membro delle Nazioni Unite, sotto loro garanzia ed in funzione primaria del suo Porto Franco internazionale, Con diritti speciali per l’Austria e gli altri Stati del retroterra mitteleuropeo ex austro-ungarico, oltre che per la Svizzera.

Le potenze firmatarie del Trattato e le Nazioni Unite hanno anche avviato il regime di governo provvisorio del nuovo Stato di Trieste indipendente affidandolo dal 1947 al 1954, con mandato speciale di amministrazione fiduciaria internazionale, agli Stati Uniti ed al Regno Unito che l’hanno esercitato in maniera esemplare per legalità, efficacia e correttezza.

Dal 1954 lo stesso ruolo di Governo provvisorio in esecuzione del Trattato di pace è stato affidato al Governo (e non allo Stato) italiano. Ma a differenza da quello anglo-americano, il Governo provvisorio italiano ha purtroppo esercitato il mandato di amministrazione fiduciaria in maniera sempre più scorretta e sempre più rovinosa per la popolazione amministrata.

Perché invece di gestire doverosamente la città ed il porto franco in amministrazione separata, il nuovo Governo amministratore vi ha simulato illegalmente e forzosamente la sovranità dello Stato italiano, consentendogli di appropriarsi di tutte le risorse economiche e patrimoniali di Trieste e di imporle il pagamento, vietato dal Trattato, del debito pubblico italiano e di un’enormità di altre tasse non dovute.

Questi abusi hanno devastato l’economia della città e paralizzato il suo ruolo produttivo europeo ed internazionale, togliendole il lavoro e precipitando i triestini in una spirale di povertà crescente, che con la crisi economica generale ha raggiunto livelli umanamente insostenibili e moralmente intollerabili, nell’indifferenza assoluta della classe politica italiana imposta.

Ai quali si aggiunge il tentativo finale di quegli stessi politici, per conto dei loro finanziatori palesi ed occulti, legali ed illegali di strangolare del tutto il Porto Franco internazionale di Trieste per spostarne, con provvedimenti illeciti su loro giurisprudenza fasulla, i traffici e persino il regime di porto franco sui porti della penisola italiana. A cominciare proprio da Venezia.

Si deve quindi constatare, questo 30 settembre del 2013, la riapertura di un ciclo simbolico e pratico nel quale la popolazione vecchia e nuova di Trieste si trova nuovamente a dover difendere, nel mondo e nei modi di oggi, la propria sopravvivenza concreta e la propria dignità dai rappresentanti attuali dei medesimi interessi geoeconomici e politici aggressivi che minacciavano di travolgerla con la forza e l’inganno già nel 1382, quando ricorse per difendersi all’Austria.

Oggi la difesa più diretta non consiste in un plebiscito di dedizione all’Austria, ma nell’esigere dal Governo italiano e dalla Comunità internazionale la piena e corretta attivazione, secondo il diritto vigente, dell’ordinamento di Stato della città di Trieste quale Territorio Libero, per reinserirla modernamente nell’economia e nella cultura internazionali, come le altre città-porto libere del mondo e nel suo ritrovato spirito filosofico e pratico originario di philadelphìa, amore universale fraterno.

Ma la stessa azione difensiva potrebbe anche tradursi, su richiesta della popolazione triestina alle Nazioni Unite, nel passaggio dell’amministrazione fiduciaria di Trieste al governo austriaco, che rimane il candidato storico più naturale e qualificato a gestirla se quello italiano continuasse scandalosamente a non voler adempiere ai propri doveri internazionali di amministratore provvisorio, e non di padrone coloniale.

Si può essere certi che la pur piccola e non impeccabile Austria di oggi saprebbe fare il suo dovere con lo stesso spirito di legalità, correttezza ed efficacia già dimostrato dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.

Per salvare, oggi come allora, almeno la libera città-porto internazionale mitteleuropea di Trieste dai disastri nei quali l’indegna classe politica italiana continua a precipitare il proprio stesso Paese.








%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: