Un triestino contro l’Italia: un esempio per tutti noi

17 01 2014

L’8 gennaio 2014, si è svolta una nuova udienza del processo “storico” in cui ho sollevato il difetto di giurisdizione. “Storico” perché si tratta del primo processo in cui un cittadino di Trieste disconosceva il potere di un giudice dello Stato italiano a giudicarlo nella Zona A del Territorio Libero di Trieste con le leggi della Repubblica Italiana.

Accadeva il 14 dicembre del 2011, alla prima udienza del processo in cui avveniva anche la prima ricusazione del giudice che aveva rigettato immotivatamente l’eccezione sul difetto di giurisdizione e senza sentenza.

Il 13 marzo 2013, dopo che la Cassazione aveva respinto pure immotivatamente la mia impugnazione del rigetto della ricusazione del giudice decisa dalla Corte di Appello di Trieste, il processo ricominciava da capo con lo stesso giudice (Paolo Vascotto).

Ripresentavo nuovamente l’eccezione sul difetto di giurisdizione che veniva anche questa volta respinta senza motivazioni e senza l’obbligatoria sentenza (ai sensi dell’art. 20 del codice di procedura penale), e quindi ricusavo nuovamente il giudice. Nuovo stop del processo con ricorso fino alla Cassazione e quindi, dopo l’immancabile rigetto, nuova ripartenza nello stesso tribunale di Trieste il 25 settembre, ma questa volta con un nuovo giudice.

Si era verificato infatti che il giudice Paolo Vascotto dopo essere stato da me ricusato due volte, in un altro processo dove io – quale parte offesa – avevo sollevato la stessa eccezione giurisdizionale, ne aveva avviato per la prima volta la valutazione effettiva facendo tradurre la versione originale inglese del Memorandum di Intesa di Londra del 1954. Una decisione importante quella del giudice Vascotto. Che creava le prime crepe nel muro difensivo eretto dallo Stato italiano sulla questione Trieste.

Dopo avere autorizzato la traduzione asseverata del Memorandum di Londra, che da quel momento diventava prova sullo status giuridico attuale di Trieste, il giudice Vascotto veniva trasferito e i suoi procedimenti rilevati da altro giudice.

E così il 25 settembre il processo tentava di decollare. Ma anche per il nuovo giudice l’ostacolo da superare era sempre lo stesso. Ripresentavo assieme al coimputato Paolo G. Parovel, direttore del giornale La Voce di Trieste, una nuova eccezione sul difetto di giurisdizione, preceduta peraltro dalla richiesta di rimessione del processo ad altra sede, vista l’incompatibilità ambientale emersa negli ultimi mesi. Ovvero da quando il presidente del tribunale penale Filippo Gulotta si era scagliato pubblicamente contro i cittadini di Trieste che si appellano al trattato di pace riconoscendosi nel Movimento Trieste Libera.

E siccome in appoggio alle dichiarazioni del presidente del tribunale era intervenuta la stessa Associazione Nazionale Magistrati, senza alcuna dissociazione, era da ritenersi che tale situazione di incompatibilità investisse in toto l’autorità giudiziaria italiana. Il processo veniva nuovamente sospeso e gli atti trasmessi alla Cassazione competente a decidere sull’incompatibilità ambientale sollevata.

E visto che la Cassazione non si è ancora espressa anche l’udienza dell’8 gennaio è stata di semplice rinvio, questa volta al 9 aprile. Dopo due anni quindi il processo non è ancora iniziato. Nonostante le pressioni intimidatorie fatte di salate sanzioni ad ogni mia ricusazione del giudice e ad ogni passaggio in Cassazione io non ho mai ceduto, chiedendo a norma di legge che l’autorità giudiziaria italiana dimostrasse di avere giurisdizione sulla Zona A del Territorio Libero di Trieste.

E in due anni, dalla Cassazione, al Ministero di Giustizia, ai tribunali interessati, nessuno è riuscito a dimostrarla questa sovranità persa con l’entrata in vigore del Trattato di Pace il 15 settembre del 1947. E mai riacquisita.

Ecco perché è importante questo processo. E’ stata la scintilla che ha permesso di innescare quella rivoluzione della legalità in corso a Trieste. E’ stata la dimostrazione di come un singolo cittadino con la forza delle sue convinzioni e del diritto può opporsi agli apparati della super burocrazia di uno Stato potente. Un granello di sabbia nella macchina ben oliata dell’ingiustizia distribuita di un sistema di potere imperfetto. Un granello di sabbia che però è anche quell’antimateria carica di energia positiva da cui può partire la reazione a catena.

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Trieste, città nazione!

28 11 2013

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30 settembre: l’indipendenza di Trieste e l’Austria dal 1382 al 1918 e dopo il 1947

2 10 2013

Un ciclo geoeconomico e politico che si rinnova

di 

Il 30 settembre, una settimana dopo l’equinozio d’autunno, è dal 1382 l’anniversario dell’atto di dedizione spontanea con cui la piccola città indipendente di Trieste si affidò a Casa d’Austria, rappresentata allora dal duca Leopoldo III d’Absburgo, per restare libera invece di diventare una colonia di Venezia come le altre cittadine costiere dell’Adriatico nordorientale.

Iniziava così, 110 anni prima della scoperta delle Americhe, il legame volontario fra Trieste e l’Austria che durò 536 anni, sino al novembre 1918, garantendo per oltre mezzo millennio alla città la sua indipendenza, con la dignità di Paese membro dell’Impero, attraverso il legame personale diretto con il sovrano. Che ebbe perciò il titolo autonomo di Signore di Trieste e vi si faceva rappresentare da luogotenente speciale posto accanto al libero parlamento della città nel pieno rispetto delle sue libertà e costituzioni.

Quel legame spontaneo ha consentito l’integrazione politica della libera città-porto più settentrionale del Mediterraneo con il suo retroterra naturale mitteleuropeo, che le ha portato nei secoli il massimo del benessere e dello sviluppo culturale e materiale nella pluralità feconda delle lingue, delle religioni e delle scienze attraverso gli studi, la navigazione, l’industria ed i commerci del suo porto franco con tutto il mondo.

Non fu per caso che nel 1797 venne aperto in questa libera Philadephia d’Europa anche il secondo consolato continentale degli Stati Uniti d’America dopo la loro proclamazione d’indipendenza, e se l’Austria protettrice di Trieste era anche l’unico grande Paese europeo che si rifiutò fermamente di diventare una potenza coloniale.

Il legame così naturale e fecondo di Trieste con il suo retroterra potè essere spezzato solo con le armi, e nonostante strenua resistenza della maggioranza dei triestini, dagli esiti devastanti della tragica prima guerra mondiale 1914-18 con la quale iniziava il ciclo di degradazione e dissoluzione della civiltà europea nei nazionalismi, nei razzismi, nelle ideologie totalitarie, negli stermini e nelle nuove guerre del Novecento. Ai quali si può porre vero rimedio e fine solo costruendo una nuova Europa plurinazionale, come dovrebbe ammonire l’imminente centenario del 1914.

Ma quei 536 anni di indipendenza giuridica e pratica di Trieste con (e non ‘sotto’) l’Austria sono stati interrotti soltanto dai disgraziati 25 anni, tra il novembre 1918 ed il settembre 1943, della rozza e violenta occupazione coloniale nazionalista e razzista da parte del Regno d’Italia e del suo regime fascista, surrogati tra il settembre 1943 ed il maggio 1945 dai loro alleati nazisti.

Solo 27 anni in tutto, che sono stati però fatti sembrare secoli cancellando ufficialmente la memoria storica vera di Trieste per sostituirla con propagande nazionaliste grossolane e grottesche, rinnovate dal dopoguerra ad oggi e spacciate contemporaneamente al popolo italiano per condizionarlo anche su questa vicenda.

Dopo quella parentesi breve ma pesantissima, l’indipendenza della città-porto di Trieste è stata perciò correttamente ripristinata nel nuovo contesto mondiale dalle Potenze Alleate ed associate vincitrici costituendola con il vigente Trattato di Pace del 1947 in Free Territory – Territorio Libero – Svobodno ozemlje, quale nuovo Stato membro delle Nazioni Unite, sotto loro garanzia ed in funzione primaria del suo Porto Franco internazionale, Con diritti speciali per l’Austria e gli altri Stati del retroterra mitteleuropeo ex austro-ungarico, oltre che per la Svizzera.

Le potenze firmatarie del Trattato e le Nazioni Unite hanno anche avviato il regime di governo provvisorio del nuovo Stato di Trieste indipendente affidandolo dal 1947 al 1954, con mandato speciale di amministrazione fiduciaria internazionale, agli Stati Uniti ed al Regno Unito che l’hanno esercitato in maniera esemplare per legalità, efficacia e correttezza.

Dal 1954 lo stesso ruolo di Governo provvisorio in esecuzione del Trattato di pace è stato affidato al Governo (e non allo Stato) italiano. Ma a differenza da quello anglo-americano, il Governo provvisorio italiano ha purtroppo esercitato il mandato di amministrazione fiduciaria in maniera sempre più scorretta e sempre più rovinosa per la popolazione amministrata.

Perché invece di gestire doverosamente la città ed il porto franco in amministrazione separata, il nuovo Governo amministratore vi ha simulato illegalmente e forzosamente la sovranità dello Stato italiano, consentendogli di appropriarsi di tutte le risorse economiche e patrimoniali di Trieste e di imporle il pagamento, vietato dal Trattato, del debito pubblico italiano e di un’enormità di altre tasse non dovute.

Questi abusi hanno devastato l’economia della città e paralizzato il suo ruolo produttivo europeo ed internazionale, togliendole il lavoro e precipitando i triestini in una spirale di povertà crescente, che con la crisi economica generale ha raggiunto livelli umanamente insostenibili e moralmente intollerabili, nell’indifferenza assoluta della classe politica italiana imposta.

Ai quali si aggiunge il tentativo finale di quegli stessi politici, per conto dei loro finanziatori palesi ed occulti, legali ed illegali di strangolare del tutto il Porto Franco internazionale di Trieste per spostarne, con provvedimenti illeciti su loro giurisprudenza fasulla, i traffici e persino il regime di porto franco sui porti della penisola italiana. A cominciare proprio da Venezia.

Si deve quindi constatare, questo 30 settembre del 2013, la riapertura di un ciclo simbolico e pratico nel quale la popolazione vecchia e nuova di Trieste si trova nuovamente a dover difendere, nel mondo e nei modi di oggi, la propria sopravvivenza concreta e la propria dignità dai rappresentanti attuali dei medesimi interessi geoeconomici e politici aggressivi che minacciavano di travolgerla con la forza e l’inganno già nel 1382, quando ricorse per difendersi all’Austria.

Oggi la difesa più diretta non consiste in un plebiscito di dedizione all’Austria, ma nell’esigere dal Governo italiano e dalla Comunità internazionale la piena e corretta attivazione, secondo il diritto vigente, dell’ordinamento di Stato della città di Trieste quale Territorio Libero, per reinserirla modernamente nell’economia e nella cultura internazionali, come le altre città-porto libere del mondo e nel suo ritrovato spirito filosofico e pratico originario di philadelphìa, amore universale fraterno.

Ma la stessa azione difensiva potrebbe anche tradursi, su richiesta della popolazione triestina alle Nazioni Unite, nel passaggio dell’amministrazione fiduciaria di Trieste al governo austriaco, che rimane il candidato storico più naturale e qualificato a gestirla se quello italiano continuasse scandalosamente a non voler adempiere ai propri doveri internazionali di amministratore provvisorio, e non di padrone coloniale.

Si può essere certi che la pur piccola e non impeccabile Austria di oggi saprebbe fare il suo dovere con lo stesso spirito di legalità, correttezza ed efficacia già dimostrato dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.

Per salvare, oggi come allora, almeno la libera città-porto internazionale mitteleuropea di Trieste dai disastri nei quali l’indegna classe politica italiana continua a precipitare il proprio stesso Paese.





TRIESTE LIBERA PERICOLOSO VIRUS DEMOCRATICO

2 10 2013

Uno Stato sull’orlo del collasso economico e sociale che, in violazione della legalità internazionale, sta occupando da 60 anni un Paese indipendente affidatogli in amministrazione fiduciaria imponendovi il proprio ordinamento ed assoggettandolo al proprio debito pubblico.

Un sistema di potere locale emanazione dello Stato occupante, in cui si riconosce, fondato sul malaffare e sulla feroce selezione negativa dei quadri che emargina le forze positive della società e parassita i propri stessi cittadini riducendoli in miseria.

Un porto franco internazionale, unico in Europa, saccheggiato dallo Stato occupante che declassandolo ne ha dirottato i traffici pregiati verso i propri porti trasformandolo in scalo per combustibili e per i rifiuti delle mafie.

Cittadini oppressi che si identificano in un movimento politico legalitario e si sollevano per esercitare i propri diritti garantiti dal Trattato di Pace in vigore e dai trattati internazionali ribellandosi al malaffare mafioso imposto dallo Stato occupante.

Questi sono gli elementi principali della “questione Trieste”, o meglio della lotta in corso per l’affermazione del Territorio Libero di Trieste.

Il 15 settembre, anniversario della dichiarazione di indipendenza dall’Italia, per la prima volta nella capitale del TLT migliaia di cittadini sono scesi in strada per proclamare la propria volontà a ritornare liberi dopo 60 anni di ininterrotta amministrazione provvisoria italiana. Amministrazione trasformata in occupazione militare permanente.

Di fronte alla riscossa inattesa del popolo alabardato la reazione delle autorità italiane è stata fino ad ora segnata da una arrogante indifferenza, che però non deve trarre in inganno. I cittadini del TLT sono sempre più informati e organizzati. Il diritto internazionale è dalla loro parte. Lo Stato italiano non sa come rispondere. Se non con atti giuridici illeciti che inevitabilmente confermano la violazione reiterata di trattati internazionali che sono alla base dell’attuale ordinamento mondiale. E minano le stesse fondamenta della Repubblica Italiana: quando le istituzioni di uno Stato dichiarano che la propria Costituzione è carta straccia, allora ogni rapporto con i propri cittadini decade. E quello Stato diventa una dittatura.

Ed è proprio quello che sta accadendo a Trieste, dove questa trasformazione da Stato di diritto a Stato autoritario, esplicitamente affermata ad ogni livello da tutte le istituzioni della Repubblica italiana operanti nella Zona A del Territorio Libero, è ormai ben visibile.

Quando i pubblici ufficiali tutti si rifiutano di rispettare la legge e negano la validità dei trattati internazionali e della Costituzione del loro stesso Paese, quando questi pubblici ufficiali utilizzano la legge solo per potere perseguire e reprimere i comuni cittadini proteggendo invece i rappresentanti delle nefaste caste di potere massomafiose, quando i magistrati si associano a queste azioni criminose nei confronti del popolo calpestando la carta costituzionale e il diritto internazionale falsificando i trattati e riscrivendo le leggi a favore di questo sistema mafioso, quando lo Stato copre, ed anzi non intervenendo per reprimerle, appoggia queste azioni criminose, bene, allora la democrazia è finita.

Il Movimento Trieste Libera per la sua azione legalitaria, inattaccabile sul piano del diritto, è diventato un serio problema per questa Italia di mafia diffusa e per la democraticamente debolissima Unione Europea dei diritti negati: quella a trazione BCE per intendersi. Tanto da far mettere in moto la macchina delle intelligence europee. E’ possibile contenere il virus della democrazia prima che si diffonda?





FALSO DOPO FALSO

4 09 2013

CONTINUA LA SAGRA DELLE ORDINANZE ILLEGITTIME DEI GIUDICI ITALIANI, CONTRO IL TLT E IL DIRITTO INTERNAZIONALE

 

Nella ampia campagna disinformativa in corso da parte del quotidiano monopolista Il Piccolo contro il Movimento Trieste Libera e le sue legittime richieste di riconoscimento dello status giuridico del Territorio Libero di Trieste, immutato dal 1947 e garantito dal Trattato di Pace in vigore, vengono anche utilizzate le decisioni dei giudici italiani nei confronti dei cittadini che sollevando il difetto di giurisdizione disconoscono la sovranità della Repubblica italiana su Trieste e chiedono l’istituzione del legittimo tribunale del TLT.

 

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Rechtsanwalt und Zeitung verstärken die repressive Kampagne gegen Freies Triest

12 08 2013

In unsere frühere Analyse (“Freies Triest Fall: Warum versucht der Piccolo den Staatsanwalt Frezza beschuldigte die Polizei davonzukommen?“) haben wir die skandalöse Kampagne von Diffamierung und illegale Repression, die schlagartig gegen die Freies Triest Bewegung von die italienische Parteien (insbesondere durch den Pd), von der lokalen Zeitung, die von Paolo Possamai dirigiert ist, und für jetzt, von zwei Magistraten, die von Filippo Gulotta, der Präsident der Strafkammer, gefragt worden und von des Staatsanwalt Federico Frezza, wer als die Funktion der Chefkläger, ins Warten einen neuen Eigentümer, macht, durchführten wurde.

Warum ist die repressive Aktion illegal

Über die Methoden bereits berichtet, die illegale Natur die Aktion steht in dem ultimative politischen Zweck, der anti-rechlichten und anti-demokratischen ist: die zunehmende Masse der Triestinen, die mit der Freies Triest Bewegung assoziieren, zu friedlich und aus tadellosen rechtlichen Gründen behaupten, dass Triest und seiner Freihafen seid 1947 Freies Territorium sind, Mitglied der Vereinten Nationen, anvertraut seid 1954 mit dem Memorandum of Understanding of London zu provisorischen Zivilverwaltung von der italienischen Regierung (und nicht vom Staat), aus den treuhänderischen internationalen Mandat, einzuschüchtern, zu bestrafen und zu zerstreuen.
Der Mandat musst in Kraft ausgeübt und ausgeführt für die Zwecke vor der Auflösung Nr.16/1947 von des Sicherheitsrat der Vereinten Staaten und des Frieden Vertrag des 1947, Art. 21 und anderen, gemäß den Anhängen VII (provisorische Regierung des Freies Territorium Triest) und VIII (Triestiner Freihafen). Aber die italienische Regierung hat zunehmenden Verletzungen dem Mandat umgesetzt, vortäuscht , dass das verwaltete Territorium Teil des italienische Staat ist, den Triestinen Freihafen ersticken zugunsten die italienische Häfen, sich des öffentlichen Vermögens aneignen, zur Bevölkerung Steuern und Verpflichtungen drängt und weitere Plünderung vorbereiten.
Es darum geht von Verstöße des internationales Mandat die verstoßen auch Sortierung des italienischen Staates (Verfassung, Art. 10 und 117). Jede Aktion, in jeder Weise, die die italienische Souveränität auf dem Freies Territorium Triest, juristisch beendeten im Jahr 1947, verpflichtet, ist schließend illegal sowohl für das Völkerrecht als auch für italienische innerstaatlichen Recht und wird verschlechtert, wenn wer das macht ein Offizier der italienischen Staat ist und, als die Magistraten, die Sortierung anwenden musst.
Bürger von Triest, die die italienische fiktive Souveränität wiedersprechen, können daher bei die juridische Autorität von die italienische Staat nicht verbrecherisch verfolgen werden, sowohl weil in sie in der Ausübung seines Rechts handeln (Art. 51 des italienische Strafgesetzbuch). Sie können auch nicht beschuldigt für Angriff auf die Integrität, die Unabhängigkeit und die Einheiten des italienisches Staat (Art. 241 des italienische Strafgesetzbuch), weil das Freies Territorium kein Italien ist.
Die Aktion daher illegitim des Magistrates oder von einen andern Offizier dem italienischen Staat oder Regierung die in der Ausübung ihrer Funktionen härtet oder versucht jedoch die inexistente italienische Souveränität auf dem Freies Territorium Triest in die italienische Treuhänderschaft zwingen, hat auch keine juridische Natur, aber es ist ein politischer Akt. Als solche, und als Verstoß gegen das Gesetz, verstoßt auch die Aufgaben, Pflichten und Befugnisse des Rechts des öffentlichen Dienstes und konfiguriert alle die weitere Verbrechen.
Zu den Problem lösen ist jedoch genug, dass die italienische Regierung friedlich haftet Reklamationen, sich selbst als ein vorläufigen Insolvenzverwalter auf dem internationalen treuhänderischen Mandat erkennen und als Konsequenz die Verwaltung regelt, die frühere Illegitimität heilt, und der italienischer Staat, als Drittstaat, unterlasst das illegale Verlangen und die Ausübung ihrer Souveränität auf dem Freies Territorium, welcher nur in Verwaltung seiner Regierung gegeben wurde.

Die Chronologie und der Anstieg die Repression 

Wie dokumentiert in die frühere Analyse, die repressive Aktion gegen die Bewegung Freies Triest hat sich bei jetzt als Printkampagne entwickelt oder jedoch durchgeführt in Synergie zwischen der lokale Zeitung, Parteien, politischen Exponenten und diejenigen Magistraten.
Es ist begonnen mit dem Layout der Zweifel, mit die Diffamierung, die Legitimität die Zwecke und die finanzielle Mittel die Bewegung, die später der Vorwand der Proteste (verursacht) in eine Gerichtssaal gegen ein Magistrat (Präsident Gulotta) gewesen sind, für fragen wie, in die totalitären Regimen, mann der Verteidigers strafen. Die Situazion war,durch die örtlichen Ankläger (Staatsanwalt Frezza)geöffnet und durch den Zeitung Propaganda gemacht. Diese Art von Untersuchen in der Verantwortung Bologna Vollmacht liegen (ex Art. 11 von der italienischen Strafprozessordnung), aber der Magistrat wollte, mit Drohungen und sogar ohne Verbrechenshypothesen, die Akquisition die Liste von Tausenden von Mitgliedern und Sympathisanten die Bewegung, und er hat den Vorfall auch simuliert.
Heute (26. Juli) haben, der Zeitung und der Staatsanwalt Frezza die einschüchternde Aktion verschlechtern, weil sie gesagt haben, immer ohne Verbrechenshypothese, dass, Befragungen von mehr als 2.000 Bürger, die haben vor dem Gerichtshof und vor die anderen italienischen Behörden Monaten vor eine Erklärung von Selbsthilfe-rechtlichen und steuerlichen, bezogen auf die Ausnahme der italienischen Gerichtsbarkeit und bestätigen als legitim bei das italienische Justizministerium und die müssen in einzelnen gerichtlichen erfüllen, geöffnet wurden.
Der Text und der Titel des Artikels “FTT, Frezza hat schon die Verzeichnis und ‘jagt‘ auf die Staatsbedienstete“, vorschlagen, dass die Staatsbedienstete und die Pensionäre gestraft können, mit Wegnehmen ihrer Arbeitsplätze und Pensionen. Jeden juridischen und moralischen Kommentar ist überflüssig. Mittlerweile der Rest der handelnde Gruppe nutzt die Vorteile, für den Versuch, immer durch den Zeitung il Piccolo, die Bauspekulationen und Immobilienspekulationen über dem Freihafen, und andere Operationen im Zusammenhang, die die Freies Triest Aktivität unterstützt, zu zwingen.

Vorhersehbar und unerträglich Entwicklungen

An dieser Stelle, die Position die Bewegung, rechtswidrig mit diesen Mitteln angegriffen, scheint in Gefahr zu sein, aber eine, die in große Gefahr ist, ist die Position des Staatsanwalts und seines Unterstützern des Institutions, aktiven und passiven, die bereits zu weit gegangen sind. Für sich selbst verteidigen, müssten zeigen an, dass sie berechtigterweise gegen eine subversive und gefährliche Bewegung gehandelt haben, mit der Bereitstellung die Verbrechenshypothesen und gründliche und ernsthafte Beweisen.
Deutlich zu sprechen, gesagt war, dass sie sich bereiten, zu machen es in die nächste Tagen. Aber es ist nicht klar, welchen und in wie, seit die erdenklichen Verbrechenshypothesen (einschließlich des Angriffs zu die Einheit des Staates) sind nicht möglich, weil aus die Gründe oben erwähnten, und die Beweisen sollte verursacht werden, konstruiert oder simulierten, weil es eine Bewegung absolut friedlich und rechtliech ist.
Auf diesem Grund die die Meinungen über die vorhersehbar und voraussagbar Entwicklungen, in Triest und anderswo, teilen sich: manche sagen, dass in Italien jetzt passiert ist und weiterhin mögliche alle Missbrauchen können sein, und es sind diejenigen, die glauben, dass in diesem Fall es nicht möglich ist, und dass repressive Aktion schnell zu stoppen und neutralisiert wird, auch bei rechtzeitiges Eingreifen von höheren Behörden auf lokale, aktiv oder passiv beteiligten.
Nachdem unsere entsprechende Warnungen hier und anderswo, bleibt es nur noch jeden Schritt, den sie verantwortlich machen werden, weiter aufmerksam zu beobachten.

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Petizione Trieste libera

7 08 2013

Per chi volesse firmare per Trieste Libera e non l’ha ancora fatto di seguito il link

 

http://www.avaaz.org/it/petition/Trieste_libera_dallItalia/?copy

oppure link di tutti i posti dove poter firmare

http://triestelibera.org/it/2013/07/dove-firmare/

Xe zà stade ragiunte le 25.000 firme (tanto per far un confronto Cosolini xe stado eleto con 18.000 voti!!!), non xè un numero in particolare de ragiunger ma più firme sarà mandade all’ ONU, meio sarà per questa causa.

Per firmar xe tempo fin a dicembre.








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