C’era una volta…….la FAMIGLIA

15 04 2014

Piccolo approfondimento sulle aperture domenicali e festive e le loro conseguenze sulla vita dei lavoratori

Una volta si chiamavano feste comandate. Le domeniche, innanzitutto. E poi Natale, Pasqua. E poi quelle strappate con la lotta, il 1° Maggio, 25 Aprile… Ma il capitalismo conosce un unico comandamento: sacrifica qualunque cosa, preferibilmente i lavoratori, sull’altare del profitto.

E così da qualche anno anche in Italia, a un numero sempre crescente di lavoratori viene impedito di godersi un riposo settimanale degno di questo nome, magari in compagnia delle proprie famiglie, dei propri figli.

Un po’ di storia
Quella della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali è una storia che va avanti da quasi vent’anni. Nel 1995 un referendum popolare boccia con il 62% dei voti la prima proposta di liberalizzazione. Nel 1998 ci riprova Bersani, ministro dell’allora Governo Prodi di centro-“sinistra”, con il decreto che porta il suo nome, il quale prevede (in barba all’esito del referendum di soli tre anni prima) che gli esercizi commerciali possano restare aperti tutti i giorni della settimana per un massimo di tredici ore. Le domeniche sono ancora quasi escluse dalla liberalizzazione: pur conferendo poteri di deroga ai comuni, le aperture domenicali sono previste solo per le domeniche del mese di dicembre e per altre otto domeniche nei restanti mesi dell’anno. Le cose peggiorano nel 2001: con la riforma del titolo V della Costituzione la competenza in materia passa alle Regioni, che fanno largo uso dei poteri di deroga previsti dal decreto Bersani. E arriviamo ai giorni nostri: il governo Monti, nel 2011, ci lascia in eredità il decreto “Salva Italia”(in vigore dal gennaio 2012), che avrebbe dovuto risollevare le sorti di un’economia strangolata dal cappio del debito e dello spread. I risultati sono sotto gli occhi di tutti… Il “Salva Italia” prevede, tra le altre cose, la completa liberalizzazione degli orari di apertura.

Cos’è cambiato nel commercio
Le aperture domenicali e festive avrebbero dovuto dare nuovo slancio al commercio, far aumentare i consumi, creare nuovi posti di lavoro. Niente di tutto ciò è accaduto. Secondo le stime di Confesercenti, complice la crisi che ancora morde le famiglie, i consumi sarebbero calati del 4,3% nel 2012, dato al quale andrebbe ad aggiungersi un -2% previsto per quest’anno. Tra l’inizio del 2012 e i primi sei mesi del 2013 sarebbero scomparsi quasi 32.000 esercizi di commercio al dettaglio e 90.000 posti di lavoro; 500.000 locali commerciali sarebbero rimasti sfitti, con una perdita di 62 miliardi di euro di affitti non percepiti e 6,2 miliardi di euro di gettito fiscale andato in fumo (più di quanto si è racimolato nelle tasche della povera gente con l’aumento di un punto di IVA).Diverso sembra essere il discorso per i grandi nomi della GDO (Grande Distribuzione Organizzata): la capacità di competere al ribasso sui prezzi dei prodotti e la possibilità di restare aperti nei giorni festivi hanno sicuramente favorito i grossi centri commerciali. Ma come sono cambiate le condizioni dei lavoratori?

Le condizioni di lavoro nella GDO
La parola d’ordine che si materializza agli occhi dei lavoratori della grande distribuzione è una e una sola: flessibilità. Parliamo di circa 2 milioni di occupati, la maggior parte dei quali donne (circa l’80%) e con contratti part-time. In molti casi, la speranza di arrivare a firmare un contratto a tempo indeterminato è una chimera irraggiungibile: essere sbattuti fuori dopo 12 anni e 27 rinnovi di contratti a termine non è una cosa così infrequente (è il caso di Catia Bottoni, ex lavoratrice Coop). Lo stipendio medio di un lavoratore part-time si aggira intorno ai 600-700 euro mensili, il che rende quasi impossibile essere indipendenti, figuriamoci mettere su famiglia e crescere dei figli. Ma i problemi non finiscono qui. Perché proprio la liberalizzazione degli orari e le aperture nei giorni festivi hanno inferto un altro duro colpo alla qualità del tempo di lavoro e di vita di quanti lavorano nella GDO. In nome della già citata flessibilità, i turni vengono fissati settimana per settimana, a volte il giorno prima per il giorno dopo. In più si tratta spesso di turni spezzati, che prevedono qualche ora a metà mattinata e altre ore nel pomeriggio, con una pausa che magari non basta nemmeno per fare il tragitto di andata e ritorno dal lavoro a casa, figuriamoci per fare una visita medica o semplicemente per andare a mangiare un gelato con i propri figli.Ancora, molto frequentemente si chiede alle lavoratrici di fermarsi oltre l’orario di lavoro, coprendo anche mansioni che non sarebbero previste dal loro inquadramento(come il carico/scarico o le pulizie). E mentre si afferma che fare più di una pipì durante il lavoro è una condizione patologica e che quindi, per avere il permesso, bisogna avere il certificato medico, si inserisce nei nuovi contratti l’obbligo di sorridere ai clienti, come previsto dalla nuova proposta contrattuale di Coop Estense, la quale vincola il percepimento del salario accessorio al soddisfacimento dei criteri contenuti in una scheda di valutazione che misura anche, appunto, quanto si sorride.

E come fai a sorridere quando lavori a queste condizioni? Come fai a sorridere quando da anni non sai cosa significa passare una domenica a casa o fare una vacanza? Come raccontano Raffaella, Valentina, Barbara, Graziella e Francesca, cinque dipendenti Coop anch’esse mandate a casa dopo 10 anni e una serie infinita di contratti a termine:

“Ci hanno sempre chiamate stagionali, ma in realtà noi abbiamo lavorato in tutti i periodi dell’anno, non solo nelle stagioni. Abbiamo sostituito colleghe in maternità, in aspettativa, in ferie o in malattia, arrivando a lavorare anche 9-10 mesi all’anno con contratti a termine che scadevano e ci venivano rinnovati di continuo. E’ così da tanto tempo, visto che i nostri ingressi in Coop iniziano dal 2003. Per noi (e per i nostri affetti) le vacanze estive non esistono da anni, perché ci dicevano che ci chiamavano proprio per sostituire i dipendenti in ferie, ma nonostante questo ci siamo sempre sentite lavoratrici come i nostri colleghi e colleghe, perché eravamo sicure che prima o poi la nostra situazione sarebbe stata stabilizzata e avremmo ottenuto il tanto atteso contratto a tempo indeterminato.”

E le cose, anziché migliorare, peggiorano. Come accennato, le aperture domenicali e festive si erano portate dietro la promessa di nuovi posti di lavoro. In realtà in molti casi si è proceduto alla chiusura di alcuni centri commerciali. E quando ciò non è avvenuto, ci sono stati numerosi licenziamenti, con conseguente ricatto nei confronti dei lavoratori superstiti, costretti ad accettare l’abbassamento dei salari e l’aumento dei carichi di lavoro. Un esempio di ciò è quanto avvenuto ai danni dei lavoratori Auchan del napoletano, o a quelli dell’IperCoop di Afragola (NA).Sulla questione del lavoro domenicale si sta misurando anche lo scontro tra lavoratori e sindacati confederali, restii a mettere in piedi reali iniziative di lotta e troppo spesso pronti a accettare veri e propri ricatti imposti ai dipendenti: esemplificativo è quanto successo qualche settimana fa all’Ipermercato Panorama di Campi Bisenzio (Firenze), dove 40 lavoratori sono arrivati a stracciare le tessere CGIL, il sindacato maggiormente rappresentato in azienda e a scegliere diauto-organizzarsi appoggiandosi ad un sindacato di base.

Della serie: piove sempre sul bagnato…
Alla fine la dottrina Marchionne arriva a fare scuola anche nel settore del commercio. Da maggio scorso Federdistribuzione (l’associazione che rappresenta la gran parte delle aziende della GDO) ha annunciato l’uscita da Confcommercio e la disdetta del CCNL Terziario-Distribuzione-Servizi a partire dal 1 gennaio 2014. La disdetta è estesa anche alla contrattazione territoriale firmata da Confcommercio e alla contrattazione integrativa aziendale per le parti in cui si fa riferimento a detto CCNL.Niente di più facile per aggirare le già flebilissime garanzie previste dalla contrattazione collettiva, come per esempio il supplemento orario del 30% rispetto la normale retribuzione per il lavoro domenicale e festivo (già spesso non corrisposto) o il supplemento orario del 50% per il lavoro notturno. Forse noi siamo naturalmente portati a pensare male, ma ci pare che l’obiettivo di Federdistribuzione sia chiarissimo: approfondire il processo già avviato dalle liberalizzazioni, spremere sempre di più i lavoratori e le lavoratrici, considerare le domeniche e i festivi giorni come tutti gli altri. E buonanotte al riposo, alla vita personale e a quella familiare. Buonanotte finanche al diritto di fare la pipì. ”

 

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Finalmente una novità

10 08 2011

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Dalla Ue pronti contributi per innovazione e Ict

26 07 2011

Sono 39 i bandi da scaricare a luglio, mentre i restanti 14 saranno resi disponibili online entro novembre. La UE investe 7 miliardi di euro nell’innovazione

Sono 39 i bandi da scaricare a luglio, mentre i restanti 14 saranno resi disponibili online entro novembre. Parliamo degli stanziamenti UE per innovazione e Ict. La UE investe 7 miliardi di euro nell’innovazione attraverso la ricerca, per promuovere174mila posti di lavoro. 1,3 miliardi di euro sono destinatiall’Ict, e rientra nel programma quadro 2007-2013.

Beneficiari dei bandi sono università, enti di ricerca, industria e piccole e medie imprese (PMI). Anzi un miliardo va alle Pmi. Oltre ai soldi stanziati per l’Ict nel settore sanitario, il resto va ainfrastrutture di rete e di servizi, fotonica e robotica, nano e microsistemi, contenuti digitali e tecnologie relative al linguaggio, salute ed efficienza energetica.

Alle Smart cities o città intelligenti sono destinati 40 milioni di euro, mentre 313 milioni sono dedicati alla ricerca e all’innovazione declinati alla mobilità e trasporti.





Tulalip appare e poi scompare

25 07 2011

Ha avuto vita davvero breve la pubblicazione in Rete della prima bozza di social network secondo Microsoft. Il nome con cui passerà alla storia questo ‘brivido’ di mezza estate èTulalip. Tra chi sostiene che fossero prove tecniche (ma reali) di trasmissione e chi invece difende l’idea che quanto è andato “in onda” fosse nulla di più di un semplice esperimento, fatto sta che l’attenzione è stata catalizzata per alcune ore dal social network in salsa Microsoft. E già questo è un segnale per Microsoft.

In realtà, dal nostro umile scranno, registriamo tra gli umori della Rete che la gente non ha uno spazio cognitivo e di attenzione infinito per i social network. Su quanti si riesce a essere presenti? Uno? Due? Tre? Quattro? Forse, non di più. Per questo Google+ ha già fatto storcere il naso a qualcuno, ora si aggiungerebbe Tulalip e poi ci sono – immancabili – Twitter Facebook che godono già della presenza di default su tutte le piattaforme mobile.

Ce ne è già a sufficienza perché i giganti si accontentino: secondo noi il concetto passa. E chi non ce l’ha, il social network se lo compra.

 

 

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Il software per lavorare con il Mac

21 07 2011

I programmi che servono per lavorare bene sul Mac già ci sono, preinstallati, ma quando si cerca la soluzione professionale è importante scegliere bene come mettere mano al portafoglio. Una breve guida sulle applicazioni indispensabili in ogni ambito, per fare meglio e in minor tempo

Con un MacBook Pro si può fare di tutto. E si può tranquillamente sostenere che è un computer che non farà rimpiangere Windows, nemmeno quando vorrete ancora utilizzarlo come un Pc. I MacBook Pro basati sulla nuova piattaforma Intel sostituiscono più che degnamente un desktop di media potenza e mantengono una discreta portabilità. Scaldano parecchio, questo sì, ma senza mostrare malfunzionamenti di sorta e nel complesso con una buona autonomia della batteria. Noi abbiamo equipaggiato il MacBook Pro in prova (pochi giorni prima di passare a Lion, quindi parliamo di una possibilità aperta a tutti) con i software necessari per affrontare con disinvoltura tutti i compiti cui può chiamare il proprio Mac un utente evoluto e in qualche caso anche il professionista. La nostra macchina conIntel Core i74 Gbyte di RAM DDR3 a 1,3 GHz, e la schedaAMD Radeon HD6750M non ha dato segni di stanchezza, nemmeno quando si è prestata per ospitare un sistema virtualeWindows, che fa sempre comodo.

Alcune applicazioni, tra quelle che abbiamo scelto, si possono scaricare o acquistare direttamente dall’App Store. Alcune, che su un Pc sarebbero indispensabili, ci si accorge presto che non lo sono più, perché se ne può fare a meno, perché quelle preinstallate nel sistema sono mature ed eccellenti. Altre sono funzionali per scoprire cosa si può realmente fare con un Mac.

     Per la posta e per navigare, da professionisti

C’è solo l’imbarazzo della scelta. A Safari consigliamo di affiancare – prima ancora di Firefox – Chrome. Sì, noi ci troviamo benissimo. Inizia a maturare e a piacerci rivelandosi tra l’altro particolarmente veloce. E per la posta, dopo mesi di sperimentazione, vi diciamo chiaramente che Mail può sostituire anche il tanto blasonato Outlook. E’ previsto anche il supporto a Exchange, e sono supportati più che discretamenteTask e Attività, che vengono visualizzate correttamente inCalendar. Non si può desiderare di più, a costo zero. Quello che manca quando si naviga sul Web è il supporto nativo ai file WMV. Si possono visualizzare i video WMV certo (alla peggio con Flip4Mac), ma bisogna scaricare il codec ad hoc, e resta un formato non propriamente amato dal Mac.

La cloud

Tutte le applicazioni che liberano risorse, e sono proiettate alla Cloud, sono supportate anche per Mac. Per lo storage quasi non si contano: non è male per il backup Memopal, anche per la disponibilità pure in lingua italiana e per la continua ed attenta evoluzione, è una soluzione di backup ma non equiparabile aTimeMachine, che potete continuare ad utilizzare, ma in modo diverso, magari appoggiandovi su un disco di rete esterno. I NAS più recenti supportano tutti l’utilizzo dell’unità comeTimeMachine. Se invece avete l’esigenza di prendere appunti sempre disponibili, sul Mac come per Windows, su Android come su iOS, Evernote non delude, proprio per la disponibilità multipiattaforma.

Apple propone la nuova soluzione iCloud, nell’attesa provate a digitare Cloud in App Store e vedete un po’ voi… Oramai Mac Os si è guadagnato l’attenzione anche dei vendor hardware. Tutti i Nas migliori, dicevamo, supportano anche dal punto di vista software i Mac (e anche iTunes), così come è sempre più difficile trovare hardware che non venga prontamente riconosciuto dal vostro Mac. Come esempio pensate alle stampanti: su Windows serve una certa accortezza con i driver. Invece tutte le più recenti stampanti di rete vengono immediatamente riconosciute dal Mac, che utilizzerà il driver migliore senza fare troppe domande.

Infine, se non resistete al fascino della virtualizzazione e volete a tutti i costi anche Windows, prima di pensare a Boot Camp che vi costringe a riavviare, vi consigliamo almeno di provare VMware Fusione e Parallels Desktop. Il futuro è lì… basta non lesinare Ram al vostro MacBook Pro.

  

 

 

 

 

 

 

 

Multimedialità

E’ il punto forte del vostro Mac. Possono non bastare iPhoto,iMovieGarageBand, ma se vi aggiungete Final Cut Pro eQmaster avete quanto serve non solo per il montaggio video, ma anche tutti gli strumenti per il lavoro, in cluster, condiviso (e velocizzato) sulla rete e guidato da un computer scelto ad hoc (gestito con Qadministrator).In ambito fotografico potete iniziare con iPhoto, poi vorrete sempre a disposizione Aperture per gestire le librerie di lavoro. La musica è appannaggio di Logic Studio. E’ vero, non sempre parliamo di pacchetti alla portata di tutte le tasche, ma se non vi sono bastati i software in bundle preinstallati con il sistema, la differenza la fanno proprio questi titoli, perché proiettano l’utente evoluto verso sistemi professionali, ma senza tradire l’approccio Mac di farvi sentire sempre a casa. Per masterizzare se non basta quanto trovate preinstallato, è naturale con Logic sfruttareWaveBurner. Qui il salto dai programmi Windows è forse un attimo più impegnativo, ma lo strumento è tranquillamente equiparabile a quelli con cui poi si va in sala di registrazione. Vale la vostra attenzione. Così come MainStage, degno componente di Logic Studio, perché con un notebook potete avere con voi tutti gli strumenti per il vostro concerto, lasciando a casa mixer e sintetizzatori. Se investite due lire anche in una scheda audio più potente multicanale, potete dimenticare persino gli amplificatori.

 

 

 

   Gli strumenti di Office

Anche Microsoft ha fiutato l’aria a favor di Mac e ha aggiornato oramai da tempo la suite Office 2011. Può restare il punto di riferimento, ma non pensate di dover acquistare la più costosa solo per Outlook, ne abbiamo già parlato, Mail basta e avanza. L’altra versione più economica porta in dotazione Excel,PowerPoint e Word. Ma già se avete iWork e non usate il Macin ufficio, ma piuttosto per il Web, Word non serve. E un discreto editor di testi compatibile con quei formati è più che sufficiente. Vi aggiungiamo volentieri uno strumento per la creazione dei diagrammi come OmniGraffle Professional, e Omni Outliner, per la sua flessibilità che ne fa un software non assimilabile né a un foglio elettronico, né a un wordprocessor, ma allo stesso tempo permette di gestire bene i progetti. Gli strumenti per la compressione dei file abbondano (per esempio Compressor) e se invece siete alla ricerca di un database, tra FileMaker e Bento(in ambito consumer) non avete che da scegliere. Si parte dal prezzo di una cena in pizzeria (circa 25 euro) per applicazioni cui potete accedere anche da iPhone e iPad.





La rivoluzione islandese, questa sconosciuta – Cronache

21 07 2011

Prendete spunto da questo post!!

E’ veramente importante leggere tutto l’articolo ed eventualmente fare un commento DOPO.

La rivoluzione islandese, questa sconosciuta – Cronache.





Amazon con scarpe italiane

15 07 2011

Amazon apre il proprio negozio ai clienti italiani che possono non solo acquistare ma anche vendere. Ha dichiarato Eric Broussard, vicepresidente dell’International Seller Service di Amazon:  “I venditori sono un partner molto importante per raggiungere il nostro obiettivo di diventarel’azienda più attenta al cliente al mondo, dove i nostri clienti possono trovare tutto quello che desiderano comprare”. L’attenzione passa anche attraverso lalogistica: il servizio Logistica by Amazon “imballa e spedisce i prodotti per i venditori”, trattando i prodotti italiani come se fossero a tutti gli effetti ordini per Amazon. Già 250mila i prodotti in più inseriti nelle categorie elettronica, software e videogiochi, destinati a lievitare. Ma che dire del negozio virtuale Scarpe e Borse, con oltre 22mila articoli già al debutto, con una scelta fra oltre 300 marche con spedizioni e resi gratuiti??!!

 








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