TRIESTE LIBERA PERICOLOSO VIRUS DEMOCRATICO

2 10 2013

Uno Stato sull’orlo del collasso economico e sociale che, in violazione della legalità internazionale, sta occupando da 60 anni un Paese indipendente affidatogli in amministrazione fiduciaria imponendovi il proprio ordinamento ed assoggettandolo al proprio debito pubblico.

Un sistema di potere locale emanazione dello Stato occupante, in cui si riconosce, fondato sul malaffare e sulla feroce selezione negativa dei quadri che emargina le forze positive della società e parassita i propri stessi cittadini riducendoli in miseria.

Un porto franco internazionale, unico in Europa, saccheggiato dallo Stato occupante che declassandolo ne ha dirottato i traffici pregiati verso i propri porti trasformandolo in scalo per combustibili e per i rifiuti delle mafie.

Cittadini oppressi che si identificano in un movimento politico legalitario e si sollevano per esercitare i propri diritti garantiti dal Trattato di Pace in vigore e dai trattati internazionali ribellandosi al malaffare mafioso imposto dallo Stato occupante.

Questi sono gli elementi principali della “questione Trieste”, o meglio della lotta in corso per l’affermazione del Territorio Libero di Trieste.

Il 15 settembre, anniversario della dichiarazione di indipendenza dall’Italia, per la prima volta nella capitale del TLT migliaia di cittadini sono scesi in strada per proclamare la propria volontà a ritornare liberi dopo 60 anni di ininterrotta amministrazione provvisoria italiana. Amministrazione trasformata in occupazione militare permanente.

Di fronte alla riscossa inattesa del popolo alabardato la reazione delle autorità italiane è stata fino ad ora segnata da una arrogante indifferenza, che però non deve trarre in inganno. I cittadini del TLT sono sempre più informati e organizzati. Il diritto internazionale è dalla loro parte. Lo Stato italiano non sa come rispondere. Se non con atti giuridici illeciti che inevitabilmente confermano la violazione reiterata di trattati internazionali che sono alla base dell’attuale ordinamento mondiale. E minano le stesse fondamenta della Repubblica Italiana: quando le istituzioni di uno Stato dichiarano che la propria Costituzione è carta straccia, allora ogni rapporto con i propri cittadini decade. E quello Stato diventa una dittatura.

Ed è proprio quello che sta accadendo a Trieste, dove questa trasformazione da Stato di diritto a Stato autoritario, esplicitamente affermata ad ogni livello da tutte le istituzioni della Repubblica italiana operanti nella Zona A del Territorio Libero, è ormai ben visibile.

Quando i pubblici ufficiali tutti si rifiutano di rispettare la legge e negano la validità dei trattati internazionali e della Costituzione del loro stesso Paese, quando questi pubblici ufficiali utilizzano la legge solo per potere perseguire e reprimere i comuni cittadini proteggendo invece i rappresentanti delle nefaste caste di potere massomafiose, quando i magistrati si associano a queste azioni criminose nei confronti del popolo calpestando la carta costituzionale e il diritto internazionale falsificando i trattati e riscrivendo le leggi a favore di questo sistema mafioso, quando lo Stato copre, ed anzi non intervenendo per reprimerle, appoggia queste azioni criminose, bene, allora la democrazia è finita.

Il Movimento Trieste Libera per la sua azione legalitaria, inattaccabile sul piano del diritto, è diventato un serio problema per questa Italia di mafia diffusa e per la democraticamente debolissima Unione Europea dei diritti negati: quella a trazione BCE per intendersi. Tanto da far mettere in moto la macchina delle intelligence europee. E’ possibile contenere il virus della democrazia prima che si diffonda?


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