30 settembre: l’indipendenza di Trieste e l’Austria dal 1382 al 1918 e dopo il 1947

2 10 2013

Un ciclo geoeconomico e politico che si rinnova

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Il 30 settembre, una settimana dopo l’equinozio d’autunno, è dal 1382 l’anniversario dell’atto di dedizione spontanea con cui la piccola città indipendente di Trieste si affidò a Casa d’Austria, rappresentata allora dal duca Leopoldo III d’Absburgo, per restare libera invece di diventare una colonia di Venezia come le altre cittadine costiere dell’Adriatico nordorientale.

Iniziava così, 110 anni prima della scoperta delle Americhe, il legame volontario fra Trieste e l’Austria che durò 536 anni, sino al novembre 1918, garantendo per oltre mezzo millennio alla città la sua indipendenza, con la dignità di Paese membro dell’Impero, attraverso il legame personale diretto con il sovrano. Che ebbe perciò il titolo autonomo di Signore di Trieste e vi si faceva rappresentare da luogotenente speciale posto accanto al libero parlamento della città nel pieno rispetto delle sue libertà e costituzioni.

Quel legame spontaneo ha consentito l’integrazione politica della libera città-porto più settentrionale del Mediterraneo con il suo retroterra naturale mitteleuropeo, che le ha portato nei secoli il massimo del benessere e dello sviluppo culturale e materiale nella pluralità feconda delle lingue, delle religioni e delle scienze attraverso gli studi, la navigazione, l’industria ed i commerci del suo porto franco con tutto il mondo.

Non fu per caso che nel 1797 venne aperto in questa libera Philadephia d’Europa anche il secondo consolato continentale degli Stati Uniti d’America dopo la loro proclamazione d’indipendenza, e se l’Austria protettrice di Trieste era anche l’unico grande Paese europeo che si rifiutò fermamente di diventare una potenza coloniale.

Il legame così naturale e fecondo di Trieste con il suo retroterra potè essere spezzato solo con le armi, e nonostante strenua resistenza della maggioranza dei triestini, dagli esiti devastanti della tragica prima guerra mondiale 1914-18 con la quale iniziava il ciclo di degradazione e dissoluzione della civiltà europea nei nazionalismi, nei razzismi, nelle ideologie totalitarie, negli stermini e nelle nuove guerre del Novecento. Ai quali si può porre vero rimedio e fine solo costruendo una nuova Europa plurinazionale, come dovrebbe ammonire l’imminente centenario del 1914.

Ma quei 536 anni di indipendenza giuridica e pratica di Trieste con (e non ‘sotto’) l’Austria sono stati interrotti soltanto dai disgraziati 25 anni, tra il novembre 1918 ed il settembre 1943, della rozza e violenta occupazione coloniale nazionalista e razzista da parte del Regno d’Italia e del suo regime fascista, surrogati tra il settembre 1943 ed il maggio 1945 dai loro alleati nazisti.

Solo 27 anni in tutto, che sono stati però fatti sembrare secoli cancellando ufficialmente la memoria storica vera di Trieste per sostituirla con propagande nazionaliste grossolane e grottesche, rinnovate dal dopoguerra ad oggi e spacciate contemporaneamente al popolo italiano per condizionarlo anche su questa vicenda.

Dopo quella parentesi breve ma pesantissima, l’indipendenza della città-porto di Trieste è stata perciò correttamente ripristinata nel nuovo contesto mondiale dalle Potenze Alleate ed associate vincitrici costituendola con il vigente Trattato di Pace del 1947 in Free Territory – Territorio Libero – Svobodno ozemlje, quale nuovo Stato membro delle Nazioni Unite, sotto loro garanzia ed in funzione primaria del suo Porto Franco internazionale, Con diritti speciali per l’Austria e gli altri Stati del retroterra mitteleuropeo ex austro-ungarico, oltre che per la Svizzera.

Le potenze firmatarie del Trattato e le Nazioni Unite hanno anche avviato il regime di governo provvisorio del nuovo Stato di Trieste indipendente affidandolo dal 1947 al 1954, con mandato speciale di amministrazione fiduciaria internazionale, agli Stati Uniti ed al Regno Unito che l’hanno esercitato in maniera esemplare per legalità, efficacia e correttezza.

Dal 1954 lo stesso ruolo di Governo provvisorio in esecuzione del Trattato di pace è stato affidato al Governo (e non allo Stato) italiano. Ma a differenza da quello anglo-americano, il Governo provvisorio italiano ha purtroppo esercitato il mandato di amministrazione fiduciaria in maniera sempre più scorretta e sempre più rovinosa per la popolazione amministrata.

Perché invece di gestire doverosamente la città ed il porto franco in amministrazione separata, il nuovo Governo amministratore vi ha simulato illegalmente e forzosamente la sovranità dello Stato italiano, consentendogli di appropriarsi di tutte le risorse economiche e patrimoniali di Trieste e di imporle il pagamento, vietato dal Trattato, del debito pubblico italiano e di un’enormità di altre tasse non dovute.

Questi abusi hanno devastato l’economia della città e paralizzato il suo ruolo produttivo europeo ed internazionale, togliendole il lavoro e precipitando i triestini in una spirale di povertà crescente, che con la crisi economica generale ha raggiunto livelli umanamente insostenibili e moralmente intollerabili, nell’indifferenza assoluta della classe politica italiana imposta.

Ai quali si aggiunge il tentativo finale di quegli stessi politici, per conto dei loro finanziatori palesi ed occulti, legali ed illegali di strangolare del tutto il Porto Franco internazionale di Trieste per spostarne, con provvedimenti illeciti su loro giurisprudenza fasulla, i traffici e persino il regime di porto franco sui porti della penisola italiana. A cominciare proprio da Venezia.

Si deve quindi constatare, questo 30 settembre del 2013, la riapertura di un ciclo simbolico e pratico nel quale la popolazione vecchia e nuova di Trieste si trova nuovamente a dover difendere, nel mondo e nei modi di oggi, la propria sopravvivenza concreta e la propria dignità dai rappresentanti attuali dei medesimi interessi geoeconomici e politici aggressivi che minacciavano di travolgerla con la forza e l’inganno già nel 1382, quando ricorse per difendersi all’Austria.

Oggi la difesa più diretta non consiste in un plebiscito di dedizione all’Austria, ma nell’esigere dal Governo italiano e dalla Comunità internazionale la piena e corretta attivazione, secondo il diritto vigente, dell’ordinamento di Stato della città di Trieste quale Territorio Libero, per reinserirla modernamente nell’economia e nella cultura internazionali, come le altre città-porto libere del mondo e nel suo ritrovato spirito filosofico e pratico originario di philadelphìa, amore universale fraterno.

Ma la stessa azione difensiva potrebbe anche tradursi, su richiesta della popolazione triestina alle Nazioni Unite, nel passaggio dell’amministrazione fiduciaria di Trieste al governo austriaco, che rimane il candidato storico più naturale e qualificato a gestirla se quello italiano continuasse scandalosamente a non voler adempiere ai propri doveri internazionali di amministratore provvisorio, e non di padrone coloniale.

Si può essere certi che la pur piccola e non impeccabile Austria di oggi saprebbe fare il suo dovere con lo stesso spirito di legalità, correttezza ed efficacia già dimostrato dagli Stati Uniti e dal Regno Unito.

Per salvare, oggi come allora, almeno la libera città-porto internazionale mitteleuropea di Trieste dai disastri nei quali l’indegna classe politica italiana continua a precipitare il proprio stesso Paese.


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