F.V.G Documento: FILCASMS CGIL-FISASCAT CISL-UILTUCS UIL

19 01 2012

Liberalizzazioni orari commerciali

La totale deregulation stabilita con questo decreto non risponde in alcun modo alle criticità del settore distributivo.

Riteniamo sia un provvedimento assurdo in quanto:

Non fa crescere l’economia:

perché per rilanciare i consumi bisogna intervenire sul reddito dei consumatori, incrementando i salari e le pensioni e agendo su politiche occupazionali che contrastino il lavoro precario. L’andamento non positivo delle vendite nel recente mese di dicembre è la chiara dimostrazione che la massima estensione degli orari e delle aperture non incrementa il fattu1·ato delle imprese commerciali .

Non fa aumentare l’occupazione:

L’esperienza, in FVG ,dal 2005 ad oggi, ha dimostrato che non sono state le precedenti aperture totali a produrre incremento di occupazione né le chiusure parziali (intervento nel 2007) hanno prodotto licenziamenti.

Nel nostro territorio c’è stato, solo in un primo momento , un travaso di   peggioramento delle condizioni lavorative, economiche e professionali.

I processi di riorganizzazione e riduzione degli organici e di crisi aziendali che hanno visto, invece, negli ultimi anni, interessare quasi tutte le catene della grande distribuzione, dimostrano che si sono raggiunti livelli di saturazione sia di mercato che di occupazione, nonostante l’ampliamento degli orari e delle giornate di apertura.

E’ aumentata la precarizzazione del lavoro in termini reddituali con un aumento esponenziale del part time , lavoro a chiamata, voucher , associazione in partecipazione . Si ‘ assistito anche ad un graduale peggioramento delle condizioni di lavoro degli addetti di questo settore, poiché viene richiesta una flessibilità selvaggia nelle turnazioni di lavoro che favorisce alienazione , disagio e scollamento nella conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, rendendo incompatibile il lavoro con la gestione degli equilibri familiari e , persino, con la ricerca di una seconda occupazione che consenta un reddito complessivo che dia indipendenza economica. Non è più sostenibile l’indifferenza per una parte di mondo del lavoro, in gran parte femminile , che deve fare i conti giornalmente con orari e turnazioni mutevoli, senza che ci sia anche un adeguamento negli orari di altri servizi considerati essenziali (per l’infanzia, per gli anziani, trasporti); La cannibalizzazione tra piccola e grande distribuzione, con l’impossibilità della piccola ad organizzarsi e competere, produrrà un ulteriore degrado del tessuto urbano e sociale delle nostre città;

Riteniamo pertanto che sia necessaria una regolamentazione in grado di tutelare gli interessi di tutti, lavoratori, commercianti, imprese e consumatori poiché l’assenza di regole tutela i più forti e danneggia i più deboli. Il valore della concorrenza e del libero mercato devono essere in equilibrio con il territorio e la comunità e vanno recepiti nella salvaguardia dell’ambiente, dei valori e delle tradizioni.

A tal proposito riteniamo che debba anche essere condiviso il divieto all’apertura nelle giornate festive civili e religiose, poichè rappresentano valori , consuetudini e identità della nostra storia. In nessun Paese Europeo vi è libertà generalizzata di apertura. La libera concorrenza deve essere altresì in equilibrio nel rapporto tra grande e piccola distribuzione e tutela del lavoro e della occupazione. Quest’ultima, anche a fronte della recente riforma pensionistica, deve essere di qualità e non precaria , sostenibile dal punto di vista del reddito creando indipendenza economica . A tal fine vanno incentivate forme di lavoro che producono reddito . In ultima analisi, ma non certo per ordine di importanza , in relazione al fatto che le liberalizzazioni degli orari potrebbero indurre ad aperture notturne, non nascondiamo le nostre preoccupazioni in merito alla sicurezza ed alla incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.

Riteniamo che le implicazioni negative conseguenti a questo tipo di liberalizzazione rendano indispensabile la modifica della norma introdotta dal Governo.

Riteniamo fondamentale mantenere l’autonomia legislativa della Regione e la concertazione territoriale.

Riteniamo che la Regione FVG si debba appellare alla Consulta per mantenere la competenza legislativa su aperture domenicali e festive e oran.

Chiediamo si debba aprire quanto prima un tavolo di settore con le parti sociali su questi temi :

• riqualificazione centri città, vicoli;

• promozione della filiera agro-alimentare a km zero;

• promozione di politiche commerciali che incentivino la riduzioni di imballaggi e rifiuti in una ottica di sostenibilità ambientale.

• messa in atto di politiche di programmazione e di turnazioni sulle aperture domenicali , atte ad assicurare ai consumatori e ai turisti

la copertura di fasce di apertura più ampie senza che ciò vada a peggioramento delle condizioni di lavoro ;

• promozione del buon lavoro in un settore ad occupazione femminile e giovanile;

• promozione della concertazione con le parti sindacali nella programmazione delle aperture.

• garantire e ampliare i servizi alla famiglia e alla persona moccasione delle aperture degli esercizi commerciali.

Per queste innumerevoli ragioni chiediamo alla Regione FVG di non adeguarsi supinamente ma di mettere in atto tutti gli strumenti necessari

per contrastare le iniquità che questo provvedimento ha introdotto e aprire quanto prima un confronto fmalizzato a raggiungere un accordo

condiviso su cui defmire un dispositivo legislativo.

Trieste, 18.1.2012


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