Benvenuti nell’era del: “Ci penseremo poi, arriverà più avanti”

4 07 2011

Mi è già capitato qualche volta di non parlare nello specifico del mondo Microsoft in questo blog. E questa è una di quelle volte.

Vorrei stigmatizzare un atteggiamento dei vendor, sempre più frequente, al rilascio dei nuovi prodotti: si mettono in commercio dei dispositivi (soprattutto smartphone e tablet) per recuperare magari qualche ritardo sui competitor e, pur di guadagnare qualche mese, si lasciano gli utenti senza alcune funzioni, anche importanti, con la promessa che“gli aggiornamenti richiesti arriveranno più avanti”, che quella “piccola scocciatura” verrà risolta presto.

Nel peggiore dei casi è proprio l’utente che deve “debuggare” il device, accettare di segnalare cosa non ha funzionato, etc.etc, tenersi in contatto con il vendor, aspettando qualcosa che non si sa se arriverà. Così si ritrova poi a perdere tempo, perché non trova il nuovo firmware; perché quella versione del tal OS tanto promessa anche per il proprio smartphone, non è poi arrivata; perché prima di scaricare una nuova versione del software scopre che quell’IMEI non è registrato nel giusto database e quindi non può scaricare nulla; ma anche perché una funzione di cui tutti parlavano ancora non è disponibile, oppure capita che qualche aggiornamento non vada a buon fine e nessuno voglia prendersi in carico il suo guaio.

E intanto il vendor ha messo in commercio un altro device aggiornato (sui problemi vecchi) che ne avrà però altri di nuovi. Punto fisso: l’utente non può mai avere qualcosa di ‘definitivo’ completo, con tutte le caratteristiche che ci si aspetta e pronto all’uso.

Un giorno ci daranno una scatola in mano con dentro dei pezzi e le istruzioni per il montaggio con l’avvertenza: “Prodotto in pezzi montabili, avvertiamo il cliente che alcune interfacce saranno integrate più avanti, nel caso ordinate i pezzi mancanti sul nostro sito Web”.

E’ davvero difficile oggi tirare fuori da una scatola pagata profumatamente qualche cosa che non ti faccia dire: “Speriamo che funzioni tutto”. Più probabile esclamare: “Speriamo che me la cavo“.

 

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